E' ARRIVATA LA SEZIONE PRIMAVERA

Premessa

La Sezione Primavera della Scuola dell’Infanzia Stimmate di San Francesco D’Assisi è un luogo realizzato interamente a misura di bambino; è uno spazio accogliente, ricco di relazioni, capace di sostenere le risorse affettive dei piccoli e di comprendere le difficoltà delle separazioni.

In questo luogo è possibile vivere esperienze affettive e sociali in una collettività fatta non solo di bimbi, ma anche di figure adulte conosciute e stabili, che si aggiungono a quelle familiari e che sono capaci di riconoscere i bisogni individuali diversi da bambino a bambino e di stimolare e valorizzare capacità e progressi.

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L’esperienza motoria, verbale e cognitiva, si sviluppa attraverso la creazione di spazi attrezzati, sicuri, ricchi di materiali scelti; a questo si aggiunge la presenza di figure educative esperte e in costante formazione, in grado di interagire non sono con il singolo bambino, ma anche con il gruppo.

Il compito dell’educatore è, infatti, quello di agevolare il bambino nelle proprie scelte senza sostituirsi a esso e agire in maniera discreta, rispettando sempre i tempi di ogni singolo bimbo. Il punto di partenza irrinunciabile nel modello educativo è l’idea che non esiste un bambino teorico a cui fare riferimento, quanto la consapevolezza che ciascun bambino è unico, è lui con il suo nome e la sua storia, con la sua personale visione del mondo. Questo chiede a chiunque abbia a mettersi in relazione con i bambini di fare un passo indietro in una posizione di osservazione e di ascolto di ciò che i bambini hanno da dire.

1.La sezione Primavera

La sezione primavera “ PICCINA  PICCIO”  , aperto a tutti i bambini e le bambine in età compresa tra i 24 e 36 mesi. La sezione primavera fa parte della scuola dell’infanzia ed è considerata come anno ponte o di continuità tra nido e scuola dell’infanzia e per l’anno scolastico 2019/2020 e ospiterà n°10 bambini nati dal 1/01/2017 al 31/12/2017 Il lavoro per sezioni aperte rende possibile a tutti i bambini della sezione primavera, di poter conoscere e avere una relazione con i bambini della scuola dell’infanzia, affichè il percorso di formazione sia sempre basato sul confronto delle esperienze attraverso la possibilità di ampliare la gamma di conoscenze e di relazioni, secondo le esigenze di crescita del singolo e del gruppo. Ogni educatrice cercherà di far raggiungere ad ogni singolo bambino traguardi importanti:

 

·         Autonomia dell’azione:

Il lavoro svolto è una risposta alla muta e continua domanda del bambino: “Aiutami a fare da solo”. Ogni intervento inutile che invade lo spazio del bambino è un ostacolo al suo sviluppo. L’obiettivo è di costruire contesti capaci di promuovere la creatività, stimolare la fantasia, valorizzare la curiosità innata dei bambini: contesti in cui il bambino possa poi sperimentarsi liberamente e autonomamente e nei quali l’adulto osserva, contiene, suggerisce ma non si sostituisce al bambino o dice al piccolo cosa o come deve fare. Un bambino autonomo che si percepisce come capace, acquisisce più fiducia in sé, nelle proprie capacità e accresce la propria autostima. Per meglio comprendere questo approccio si può pensare al significato stesso della parola “educazione”, da ex – ducere= tirare fuori: il lavoro dell’educatrice non è tanto di riempire i bambini di concetti, nozioni, modalità di approccio alle cose (il pennello si tiene così, il lego si impila cosà,...), quanto piuttosto quello di accompagnare i bambini nella scoperta  delle loro individuali propensioni, idee e capacità. L’autonomia dell’azione consente ai bambini di essere liberi di provare e sperimentare ma anche di confrontarsi con la realtà, raffrontandosi con un sistema di piccole regole condivise dal gruppo che serve a garantire un contesto sicuro in cui muoversi e crescere.

·         Rispetto dei tempi del bambino:

L’educatrice offre un’attenzione specifica ad ogni singolo bambino, ai suoi bisogni, allo sviluppo delle capacità e abilità specifiche nel rispetto dei tempi individuali, anche al fine di garantire l’espressione delle differenze. Emmi Pikler sosteneva che ogni bambino è diverso da tutti gli altri, con un patrimonio di competenze che progrediscono grazie allo scambio con l’adulto e con gli altri bambini. Il fine è di favorire un percorso di crescita individuale dove il bambino sia il protagonista. Il bambino è naturalmente creativo: sa percorrere piste secondarie, può provare e riprovare e spesso arriva a soluzioni per noi impensate. Il bambino non deve pensare di dover arrivare a raggiungere risultati uguali a quelli degli altri e con gli stessi tempi, ma essere stimolato ad avere fiducia nei propri mezzi e a saper interpretare ed esprimere emozioni e sensazioni.

·         Continuità educativa:

Altra finalità è quella di favorire la continuità educativa, consapevoli del fatto che ogni momento di vita del bambino si riflette negli altri contesti, tutti collegati tra di loro. Per cui la continuità educativa dovrà esserci con i genitori, dallo scambio di informazioni esaustive durante l’accoglienza e il commiato alla condivisione delle strategie sui passaggi educativi fondamentali per il bambino (abbandono del pannolino/ciuccio, eventuali crisi per momenti particolari che attraversano il bambino o la sua famiglia,….), all’organizzazione di riunioni genitori in cui condividere la progettualità dell’anno. La continuità educativa si realizza anche nel rapporto con le altre maestre. Laddove è possibile i bambini si frequentano con regolarità con le maestre di classi differenti, con l’altro gruppo di bambini e conoscono gli spazi di tutta la scuola.

·         Costruzione di relazioni affettive privilegiate:

L’educatrice costruisce con ogni bambino una relazione privilegiata capace di conferire quella sicurezza emotiva necessaria a esprimere le proprie potenzialità e crescere. L’educatrice diventa per ogni bambino una base sicura dalla quale spostarsi per le proprie esplorazioni e scoperte del mondo e alla quale ritornare come rifugio rassicurante in caso di disagio, paura. Il suo compito è osservare, ascoltare, riflettere sulle azioni e sui rapporti dei bambini, supportare, intervenire in caso di conflitto, sostenere l’autonomia, creare un clima di benessere che è il presupposto base di ogni apprendimento. E’ un “guidare stando dietro” di chi ha progettato l’intervento educativo e apre la strada al bambino, ma lascia poi che sia lui a percorrerla senza sostituirsi. La costruzione di relazioni affettive privilegiate permette inoltre al bambino di sperimentarsi nei rapporti di socializzazione, nel rapporto conflitto-cooperazione e di migliorare lo sviluppo del linguaggio: il tutto in un ambiente protetto che è quello del gruppo.

  • Maturazione dell’identità personale sotto il profilo corporeo, intellettuale, psico-affettivo, sociale e spirituale; l'assunzione di atteggiamenti di sicurezza, di fiducia in sé, di attenzione agli altri, l'impegno ad agire per il bene comune.

Il corpo è l’elemento fondamentale attraverso il quale il bambino viene in contatto con il mondo e costituisce la propria identità personale e sociale.

Educare alla corporeità significa partire dal proprio corpo (quello del bambino ma anche quello dell’educatore) per raggiungere, attraverso un contatto profondo, la consapevolezza del sé e dell’altro. Le attività che coinvolgono il corpo non contribuiscono solo allo sviluppo psicofisico, ma arricchiscono la dimensione relazionale e il rapporto con l’ambiente.

L’attenzione ad un’educazione che parla dal corpo, dalle cosiddette “esperienze basilari del sé”, è fondamentale nella misura in cui l’esperienza del corpo vissuto traduce nel bambino l’espressione di un bisogno fondamentale di movimento, d’investigazione e di espressione che deve essere soddisfatto. Perché, se questa “creatività” si esprime inizialmente a livello di comportamenti motori e affettivi, più tardi essa si tradurrà nell’attitudine ad effettuare sintesi nuove e ad utilizzare sul piano mentale ciò che è stato sperimentato sul piano del vissuto corporeo.